Tra le righe

Socievolezza: non è sempre un bene

Il segno dei Gemelli (che è il mio, ascendente incluso) è conosciuto per essere quello caratterizzato da estrema socievolezza e comunicabilità.
Troppa!
Per esperienza (dalla quale, evidentemente, non riesco a trarre insegnamenti, o magari qualcosa lo apprendo, ma metterli in pratica è tutta un’altra storia!) essere troppo socievoli, affabili e sorridenti porta solo guai. Dimostrarsi aperti e “caldi” con le altre persone, soprattutto con gli sconosciuti, farsi vedere disponibili (a tutto c’è un limite, ma io sono proprio cretina), è una cosa negativa. Se non sai darti dei limiti è molto negativa.
Le persone comprendono che tu non hai altro da fare nella tua vita se non attendere di svendere il tuo tempo per aiutare chiunque abbia il coraggio di farti una richiesta di “aiuto”.
E con aiuto si intende qualsiasi tipo di aiuto, spaziando dalla sfera privata a quella lavorativa.
Tu sei lì, ti sei mostrata a disposizione, e anche con entusiasmo (idiota, sei un’idiota!), appena qualcuno ti ha detto “Avrei proprio bisogno di una persona come te, in questo momento….”.
“Ma certo, ci sono io, puoi contare su di me! Gratis e a tutte le ore!”, dici sorridendo, felice di aver instaurato un nuovo rapporto o di aver “accorciato” le distanze con qualcuno. Sei felice di sentirti utile, di poter mettere a disposizione quello che sei per una buona causa.

Ma sarà davvero una buona causa?
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Tra le righe

Gente di 30 anni… ma solo anagraficamente

Si dice che quando si raggiunga una “certa età” si dovrebbe mettere la testa a posto. Iniziare a pensare a farsi una vita propria, a mettere su famiglia, a cercare un ruolo nel mondo.
A 30 anni, una volta si era già sposati da tempo, e magari pure con qualche figlio. Si aveva un lavoro, una propria indipendenza, una propria casa. Si lasciava la famiglia d’origine presto, per potersi creare la propria.

Oggi, probabilmente complice la crisi – in ogni campo – un trentenne è ancora a casa coi genitori, spesso senza un partner fisso con cui condividere la vita o fare almeno dei progetti in tal senso, e il più della volte è costretto a non poter andarsene per i fatti propri a causa di un lavoro precario o completamente assente – e in quest’ultimo caso ne sa qualcosa la sottoscritta.
Rimanendo a casa così a lungo, evidentemente subisce un’alterazione anche il periodo adolescenziale, che quindi si prolunga più del previsto. Il periodo teen non finisce più con il raggiungimento dei diciannove anni, ma prosegue ancora per qualche annetto. Qualche annetto di troppo. Continua a leggere “Gente di 30 anni… ma solo anagraficamente”