Diario

L’endometriosi, il lavoro e farlo capire alle altre donne…

ARTICOLO 8 AGOSTO 2015 DEL PRECEDENTE BLOG RIPORTATO PREVIA CANCELLAZIONE

Partiamo dal fatto che l’endometriosi provoca scompensi a livello di vita sociale nei rapporti con gli altri, a livello dei rapporti di coppia, nonché a livello lavorativo.

Mi sono resa conto che è una battaglia difficile, un compito quasi impossibile far comprendere, soprattutto alle altre donne (peggio se sono amiche!), cosa comporta a livello di scelte di vita, soprattutto lavorativa, la convivenza con questa malattia.
Mi sono francamente stancata di ripetere sempre le stesse cose a un pubblico che costantemente fa orecchie da mercante o finge indifferenza, incomprensione… Perciò lo scrivo qui, una volta e per sempre.

L’endometriosi comporta dolori quasi cronici, oltre i giorni del ciclo (se non ti viene sospeso), anche nei giorni “normali”. E non puoi prevedere quanto ti verranno e con quale intensità.
Andarsi a cercare attività che possono “provocare” o comunque agevolare la loro comparsa (perché magari pesanti a livello fisico) è qualcosa di alquanto stupido da fare. Cercare di aggravare la propria salute lo lascio fare a chi non ha voglia di vivere o è stolto. Io ho dei progetti per me e vorrei portarli a termine o, quanto meno, tentare di portarli a termine.

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Diario

Quando “lei” si prende troppe confidenze

ARTICOLO DEL 30 luglio 2015 DEL PRECEDENTE BLOG, RIPORTATO PREVIA COANCELLAZIONE

Essendo in cerca di lavoro, rispondo agli annunci e poi spero di essere contattata.
Ovviamente cerco di selezionare gli annunci in base a quello che l’endometriosi mi permette di fare (oltre a preferire quelli che rispondono ai miei studi/aspirazioni/ambizioni, ecc..) quindi cerco di evitare accuratamente tutti i lavori che mi porterebbero a stare in piedi per troppo tempo (ma di questo parlerò in un altro intervento).

Non credo molto nei siti “trova-lavoro” tipo infojobs, perché spesso le ricerche rimangono a metà e non si sa mai se l’azienda conclude il percorso di selezione o meno (ho candidature ancora aperte fin dallo scorso anno!).
Ebbene, finalmente capita che proprio dal suddetto sito mi chiamino perché selezionata per il colloquio. Il lavoro non è propriamente quello che vorrei fare, riguarda un ruolo commerciale, per il quale non ritengo di essere molto portata, si tratterebbe di “vendere” l’azienda cercando clienti, ma sarebbe in un ufficio, al caldo, seduta. Perciò sono comunque contenta.

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JustMe

Il lavoro

Eccomi di nuovo qui!
Sono pronta a continuare il racconto da dove ero rimasta.
Vi avevo lasciati con le foto di alcune prelibatezze testate in quel di Portsmouth, durante i giri per la città nei momenti di svago.
Ma non perdevo certo di vista il mio obiettivo. Ero lì per cercare di stabilirmi dal punto di vista lavorativo e quindi avevo molto da fare.

La prima cosa per rendermi appetibile dai datori di lavoro del Regno Unito era ottenere il NIN, ossia una sorta di codice fiscale che permette di lavorare in regola (un po’ come il codice fiscale in Italia). Non vi nascondo che la prima volta che chiamai (l’appuntamento si prende solo via telefono) l’operatrice che rispose mi tirò fuori un pretesto per non darmi l’appuntamento: non avevo il nome dell’edificio quando diedi l’indirizzo e quindi avrei dovuto richiamare una volta ottenuti tutti i dati.
Questo era un espediente per scremare le persone provenienti dal resto d’Europa e che volevano lavorare in Regno Unito. La Brexit era stata votata e dunque iniziavano a mettere i bastoni tra le ruote.
Beh, ovviamente non mi lasciai scalfire. Ritentai in un secondo momento e trovai un’operatrice ben più gentile che mi diede l’appuntamento per il colloquio. Ci sono sedi specifiche dove recarsi per il colloquio del NIN. Per la mia zona dovevo far riferimento a Southampton, zona da cui si dice sia partito il Titanic.
Per farla breve, entro gennaio avevo già il mio bel NIN da sbandierare ai datori di lavoro.

Le cose andarono abbastanza velocemente tanto che avevo anche trovato un lavoro prima di terminare la scuola. Avrei dovuto iniziare a fine febbraio. Era nell’ambito del recupero crediti, cosa che a me non piace. Così, dopo essere stata avvisata che ero stata scelta, mi presi una settimana per pensarci. Avrei dovuto spostarmi a nord di Manchester (così a noooord!), nello specifico a Preston, e chiamare verso l’Italia le famiglie che avevano debiti con grandi aziende (tipo American Express e altre) per trovare una soluzione per il pagamento dei loro debiti. Mi immaginavo già a chiamare a casa di anziani che campano con 500 euro di pensione e che magari faticano ad arrivare a fine mese e a intimare di pagare le rate per non subire pignoramenti… Non ho abbastanza pelo sullo stomaco per un’attività del genere. Rifiutai.

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Tra le righe

Sono passati 10 mesi… -parte cinque-

Beh, ormai i mesi stanno diventando 11!
Eccomi qui, a distanza di quasi una settimana, a riprendere il racconto delle mie sfighe storie quotidiane dei mesi scorsi.

A Ferragosto mia sorella è scesa al Sud, a casa del fidanzato e devo ammettere che senza di lei mi sono sentita davvero sola. Quindi il resto dell’estate l’ho trascorso in casa o uscendo ogni tanto da sola o col cane o con mia madre. Solo una sera sono uscita con una compagnia più “ampia”, una mia cara amica (l’unica che considero tale, perchè è l’unica con cui posso parlare seriamente), il suo fidanzato e un nostro ex collega di università.

La truffa internazionale
In seguito ho ripreso la mia ricerca lavorativa per l’estero (non riesco più a cercare in questo paese e sono stanca di lavorare senza contratto e senza soldi). Ho passato i test e il colloquio per un’azienda che si trova a sud dell’Inghilterra, ma devo attendere che si liberi un posto per il ruolo per cui mi sono candidata (non capisco perchè mettano gli annunci se sanno che poi non hanno posto…). Teoricamente sono la prima della lista. Attualmente sto cercando di partire ugualmente, perchè sono stufa di stare qui, devo tagliare i ponti. Sono anni che sento l’esigenza, era un pallino che avevo fin dall’università. Continua a leggere “Sono passati 10 mesi… -parte cinque-“

JustMe · Tra le righe

Ciao!

Ciao, sono Luana, ho 33 anni e ho una vita meravigliosa e felice. Mentre la gente della mia età è già sposata e con figli, o lo sta progettando nel prossimo futuro, io sto ancora progettando come riuscire a comprare una maglia o un paio di scarpe senza l’aiuto di mamma o del mio fidanzato. Col quale probabilmente non riuscirò mai ad andare a convivere.

Ciao, sono Luana, ho 33 anni e da quasi 3 quando lavoro (quando lo trovo…) che sia in nero (9 volte su 10) o in regola, mi danno al massimo solo i soldi della benzina. Quando me li danno davvero….

Ciao sono Luana, ho 33 anni e ho passato gli anni migliori della mia vita sui libri, sperando che studiare sarebbe servito a qualcosa. Ho fatto un sacco di rinunce, credendo che dei voti alti mi avrebbero garantito un futuro. A saperlo, avrei fatto la parrucchiera o l’estetista, per poi scoprire di soffrire di endometriosi e non riuscire più a lavorare in piedi.

Ciao, sono Luana, ho 33 anni, e quando andavo a scuola fin dalle elementari ho sempre aiutato chi mi ha chiesto una mano, ho sempre passato compiti e quant’altro, in cambio di nulla. Adesso ho scoperto di essere stata una cazzona, e di tutto l’aiuto che ho prestato non mi è tornato indietro neanche un “grazie”. Anzi, ora che ho bisogno io sembra che tutti si siano dimenticati di me o facciano orecchie da mercante. Bel karma…

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Tra le righe

Come andrà a finire? [cit.]

Buonasera a tutti!
Ultimamente non riesco a scrivere tanto, neanche una volta a settimana… Devo diventare più diligente, ma molti sono i pensieri e gli affanni che mi prendono nell’ultimo periodo, e quando sono a casa la sera voglio solo mettermi passivamente davanti al video a vedere qualcosa.
Voi come state? Tutto bene?
Ricordate? A gennaio vi raccontai quello che mi stava accadendo (il famoso corso regionale con susseguente tirocinio per supposto reinserimento lavorativo). Ebbene, da allora ci sono state alcune evoluzioni.

Prima di tutto, quella famosa lettera che dovevamo scrivere e che per il momento era ancora in sospeso, è stata scritta ed inviata alla Regione Veneto da parte di metà persone partecipanti al corso.
Siamo riusciti ad ottenere che l’ente capo-progetto sia subentrato a quello cui era stata delegata l’attuazione del corso e ora si occupa in prima persona del caso.
La responsabile dell’ente che ha dato attuazione al progetto – da me nominata anche come buffona e truffatrice – ora sta elargendo scuse e elemosinando perdoni, cercando di risolvere la confusione che si è creata. Il suo viscidume e la sua ipocrisia mai finiranno di stupirmi!

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Diario · Endometriosi-Diario

Stupendo articolo che riassume tutto ciò che riguarda l’endometriosi

Oggi voglio riportarvi un articolo veramente interessante che ho trovato sulla pagina Fb dell’associazione APE Onlus, che da tempo si occupa di stare al fianco delle donne con endometriosi.

Riporta la descrizione della malattia, la sua manifestazione e tutte le conseguenze che comporta, a livello di salute, ma anche sociale ed economico.
Vi assicuro che tutto ciò che viene descritto è vero, niente è esagerato. Alcune cose ve le avevo già riportate, ma qui davvero è riassunto tutto in modo impeccabile.

C’è anche una breve intervista al primario dell’ospedale di Negrar (Vr), il Sacro Cuore Don Calabria (dove vado anch’io).

L’articolo non si dilunga molto, in breve riassume tutti i punti essenziali della malattia dando un’infarinatura di tutto ciò che le gira intorno anche a chi non ne ha mai sentito parlare.
Buona lettura.
PS: per le 3 storie cui si accenna nel sottotitolo, poichè sono audio, basta cliccare sul link della fonte alla fine dell’articolo, nel quale ci sono i link per poterle ascoltare.

Il calvario delle donne con l’endometriosi: vita a pezzi e costi altissimi

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Tra le righe

Colloquio all’agenzia interinale

[…]
Mia sorella: “Purtroppo devo usare i mezzi pubblici per spostarmi, perché la macchina è già occupata.”
Impiegata: “Eh, questo ti vincola un po’, è più difficile trovare un lavoro così. Dovresti avere una macchina.”
Mia sorella: “Ma sono senza lavoro, come faccio a comprarmi una macchina se non ho uno stipendio?”
Impiegata: “Ah sì, in effetti sei senza lavoro, hai ragione.”
Mia sorella: “…”
Impiegata: “Fammi sapere quando diventi autonoma* allora.”
Mia sorella: “…”

*Autonoma: dotata di mezzo di trasporto proprio, acquisito grazie a dei soldi propri provenienti da un lavoro.

No comment.

Solo una domanda: ma gli fanno un test prima di assumerli?

Frivolezze

Buon lunedì sera!

Buonasera, amici/lettori/conoscenti/viaggiatori/chiunque si soffermi su queste righe.

Come state? Avete passato un buon week end?
Sapete come ho passato il mio? Lavorando! Sono stata incollata al pc da venerdì mattina fino ad oggi pomeriggio (ok, ieri pomeriggio che era domenica mi sono presa uno stacco, lo ammetto) per un lavoro di editing di una… boh, secondo me era una tesi.
Un mio ex compagno di università che fa queste cose (scusate il modo poco adeguato di definire questo genere di lavoro… “cose”… correzione bozze, riscrittura dei periodi, sistemazione dell’impaginazione, ecc.) non voleva rinunciare a questo incarico e mi ha chiesto di aiutarlo (ovviamente sotto compenso: mi arriveranno 100 euro, sono felice come una Pasqua!). Avrei avuto tempo fino a giovedì, ma….

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Tra le righe

L’endometriosi, il lavoro e l’incomprensione delle altre donne.

Questo post è condiviso tra questo e l’altro blog dedicato all’endometriosi.

Da qualche anno ho scoperto di avere l’endometriosi (o meglio, da qualche anno me l’hanno finalmente diagnosticata, ma i sintomi li ho da molto più tempo) e fino a pochissimo tempo fa non pensavo che fosse così diffusa, anche tra le ragazze della mia età.

Partiamo dal fatto che l’endometriosi provoca scompensi a livello di vita sociale nei rapporti con gli altri, a livello dei rapporti di coppia, nonché a livello lavorativo.

Mi sono resa conto che è una battaglia difficile, un compito quasi impossibile far comprendere, soprattutto alle altre donne (peggio se sono amiche!), cosa comporta a livello di scelte di vita, soprattutto lavorativa, la convivenza con questa malattia.
Mi sono francamente stancata di ripetere sempre le stesse cose a un pubblico che costantemente fa orecchie da mercante o finge indifferenza, incomprensione… Perciò lo scrivo qui, una volta e per sempre. Continua a leggere “L’endometriosi, il lavoro e l’incomprensione delle altre donne.”