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Pubblicità regresso

Sono l’unica che rimane sconcertata di fronte alla pubblicità fasulla degli “antidolorifici da ciclo”?
Qualche anno fa ci mostravano le donne che durante i giorni no (perchè sono giorni no, benchè qualcuna, beata lei, li viva normalmente… e, a dire il vero, da adolescente pure io “in quei giorni” andavo in palestra e facevo allenamento in modo assolutamente normale) si buttavano col paracadute.
Ora hanno deciso che per farci credere nell’efficacia – addirittura praticamente istantanea – di famosi antidolorifici, è necessario dimostrare come questi possono addirittura permettere a un’atleta, afflitta da mal di pancia e mal di testa (vorrei capire di quale intensità…), di partecipare – e vincere! – a una corsa a ostacoli.

Beh, guardiamo la differenza tra le due pubblicità: la corsa a ostacoli è decisamente più faticosa di un volo col paracadute (credo… non avendo mai provato il secondo).

Tra l’altro, la pubblicità del paracadute serviva a sponsorizzare semplicemente degli assorbenti, un modo per rassicurare le donne che potevano affidarsi a quel prodotto anche in casi estremi come gettarsi da un aereo. Non aveva pretese assurde.Tranne mostrare super donne che “in quei giorni” programmavano di vivere esperienze da urlo.

La pubblicità di oggi pretende invece di farci credere che si può affrontare anche un’impegnativa gara sportiva grazie a una semplice soluzione.

Cari sponsor, geniali teste che state dietro l’ideazione di questi brevissimi filmati acchiappa-consensi, sapete che c’è? Che voi non avete la minima idea di come una donna stia realmente durante il ciclo.
Ma peggio è che con i vostri mezzucci fate credere a tutti che per un dolore da ciclo, basta una pastiglietta delle vostre, e si è subito in grado di affrontare qualsiasi cosa, specialmente se fisicamente impegnativa.

Con questo vostro modo di fare avete proprio rotto, perchè l’italiano medio che crede alla pubblicità ingannevole, non crederà mai che una donna con endometriosi e coi dolori che prova a causa di questa malattia, anche non “in quei giorni”, possa non sentirsi meglio prendendo un buscofen act o un moment.

Grazie.

EDITO: nel frattempo, esce questo

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26 thoughts on “Pubblicità regresso

  1. Il problema è che si pensa che in quei giorni l’unico vero problema è il dolore. Tutto il resto non conta: ormoni sballati, l’effettiva perdita di sangue, la pancetta, il fastidio dell’assorbente, il fatto di dover andare in bagno il doppio del normale, le forze che se ne vanno, il corpo che si altera… per carità, donne che riescono a fare quelle cose ciclo o meno ce ne sono a iosa… ma la maggior parte non riesce, a me addirittura il moment diminuisce il dolore, non me lo fa neanche passare del tutto.
    Sono sempre più convinta che queste pubblicità vengano fatte dagli uomini

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    • E certo che queste pubblicità sono totalmente fatte da un punto di vista maschile.
      Ce li vorrei vedere, loro, a fare le stesse cose dei giorni normali in giorni come quelli.
      Comunque è vero, c’è un mondo che va anche al di là del dolore, solo che non si vede e le cose che non si vedono non sono date per esistenti a livello empirico.

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      • Già… infatti mi fanno ridere quando gli uomini vogliono mettere becco in questioni che non gli riguardano… come diavolo fai a sapere dei fastidi che ci sono dietro? Un diritto potrebbe essere quello di permetterci di sdtare a casa dal lavoro almeno il primo giorno, del resto non è mica colpa nostra se abbiamo il ciclo >.< e se si è costretti a lavorare in divisa o coi tacchi diventa un problema… proprio perchè il copro stesso si altera

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      • La settimana scorsa ho sentito per radio che in un’azienda – non ricordo se italiana,ma presumo straniera – hanno concesso alle donne di stare a casa durante i giorni del ciclo. sarebbe una manna dal cielo se divenisse un diritto. Almeno se una soffre tanto. Per dire, io non riesco neanche ad alzarmi dal letto, in certi casi.

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      • Idem… sì, stavamo discutendo proprio su quel fatto qualche settimana fa. Mi sono sentita dire “siamo in Italia e ne approfittano”, ok, allora che facciamo? Togliamo malattia? togliamo la patente a tutti perchè se ne approfittano? Togliamo la maternità? Io ho una sindrome premestruale allucinante, sento che mi devono arrivare con una settimana d’anticipo, lo stesso giorno sono bloccata a letto, per non parlare del problema di dover andare in bagno diecimila volte al giorno. Per poi sentirmi dire che le femministe si sarebbero vergognate. E no, non in una società dove se vado in bagno pubblico non trovo un cestino perchè non ci hanno pensato. La società è basata sul maschio, inutile negarlo, e il fatto che non si pensa a i vari problemi che ha una donna non aiuta…

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      • Meriti una standing ovation!!!
        Tu pensa che ci sono anche donne che non comprendono ste cose. Giuro, se già le donne non comprendono un’altra donna che sta male, come possiamo pretendere che lo facciano gli uomini? Io con l’endometriosi faccio una fatica terribile. La gente proprio non comprende, non ci arriva. Con alcune ormai ci ho rinunciato. E giuro che questa cosa mi fa paura, perchè è assurdo che una donna non comprenda questi problemi.

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      • Funziona così: io ho la fortuna che non resto bloccata dal ciclo? Allora è così per tutte. Chi se ne frega se ci sono studi che lo equiparano a un attacco cardiaco (era su quella base che la ditta alo aveva proposto), SI È SEMPRE FATTO COSì del resto. NON È MAI MORTO NESSUNO. E le cose non cambieranno mai, perchè il passato è meglio. E non si migliora mai, perchè c’è chi teme che qualcuno ne possa approfittare, perciò invece di aumentare i controlli, diminuiamo i diritti. Il datore di lavoro ci guadagna (ma per quanto, poi? se una ditta come Google ha dei lettini per far riposare chi ci lavora chi se ne frega, tanto guadagna poco… non ne sa di più di una ditta italiana che aumenta le ore di lavoro). Così non ci si mette nei panni degli altri, perchè oh, se è così per me lo è per tutte (e mi riferisco a ogni santissimo argomento, dal disegno al ricamo, dai videogiochi ai libri…)

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      • Le tue parole sono verissime. Purtroppo è davvero così. C’è empatia quasi nulla, nessuna voglia di mettersi nei panni degli altri e capirli. Credo che il motivo principale sia perchè, mia modesta opinione, l’essere umano ha perso la sua essenza, diventando un mero strumento nelle mani di un datore di lavoro spietato e senza scrupoli, il cui obiettivo è fare soldi e eliminare gli anelli deboli della catena. Che importa se ci sono colossi internazionali dove si pensa al benessere psicologico del personale?

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  2. Queste pubblicità sono totalmente idiote.
    Io dolori non ne ho quasi, il resto delle seccature sì, però vale lo stesso per le pillole per l’emicrania, ti fanno credere che prendi un moment e sei a posto, quando dico che sto male tutti mi dicono “prendi un moment che ti passa”.
    Col cavolo.

    Le emicranie che ho io a volte durano due giorni, mi vengono prevalentemente quando ho il ciclo, sono dolorosissime e vomito anche dal male.
    Il moment non mi fa niente, prendo il difme 3, che è un farmaco potentissimo prescritto da neurologo e se non lo prendo quando il dolore è flebile e sta appena partendo non mi passa manco con quello.
    A volte mi sveglio al mattino che fa un male folle e lì mi attacco.

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  3. Ma, al di là del fatto che esiste un dilagante menefreghismo sullo stile “se sto bene io gli altri possono pure morire”, sono l’unica a pensare che un medicinale non dovrebbe essere pubblicizzato? Lo scopo della pubblicità non è quello di creare un bisogno? È una cosa insensata e consumistica, un po come se da domani decidessi di fare la spesa in farmacia (solo dei marchi consigliati dagli spot) perché potrebbe venirmi il dolorino o l’irritazione….ma il farmacista che ci sta a fare dietro al bancone allora? Credevo fosse lei/lui a consigliarmi quale farmaco prendere in base ai sintomi…stessa cosa vale per gli integratori/vitamine/fermenti e compagnia bella, ma fare degli esami quando sei fiacca no? Boh, mi pare che oramai si debba lucrare su tutto, salute e malattie comprese….ed è triste, ma tanto anche….

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