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Privacy: una chimera in casa mia

Privacy” è una parola che probabilmente è stata inventata per tenere buoni gli animi delle persone, facendo loro credere che è possibile una vita al di là dell’intromissione indiscreta altrui.
Privacy costituirebbe la possibilità di poter “essere” senza che alcuno possa interessarsi o intromettersi nei nostri riguardi.

Tante volte si sente questa parola – talvolta abusata – quando si tratta di dati sensibili che ci vengono richiesti ormai da ogni tipo di ente, organizzazione, ecc., ovvero informazioni che ci riguardano, non solo relativi alla residenza, al numero telefonico o simili, ma proprio alla nostra intima persona.

Considerando che io ho dato ormai per scontato che, con riferimento a questo tipo di tutela della privacy, questa non esista assolutamente e non è mia intenzione, in tal sede, disquisire di cosa penso relativamente a ciò, gradirei averla almeno nel mio privato.

Quello che intendo invece… lamentare… – sì, lamentare va bene –  è la quasi completa mancanza di privacy in casa mia.


Già dalla disposizione della mia abitazione, è quasi impossibile poter decidere di stare in una stanza sperando di non aver ingerenze dall'”esterno”.
Consideriamo, poi, che da quando ho 6 anni devo condividere la stanza con mia sorella.
Io amo mia sorella, le voglio un gran bene e desidero per lei le migliori cose. Però siamo diverse, abbiamo, ad esempio, un differente modo di “tenere in ordine” le nostre cose: io in armadio, lei tra la sedia e la scrivania, invadendo anche la mia zona di quest’ultima (volessi mai appoggiarci un calzino!).
Se capita che voglia smanettare al cellulare (sono malata di mahjong) dopo essermi messa sotto le coperte, devo mettermi due cuscini addosso affinchè lei non scorga la fioca luce dello schermo, già messa al minimo proprio per non darle fastidio.

Ma la cosa che considero per me peggiore, è che non abbia (lo avrete capito) una stanza dove poter stare da sola, a fare ciò che voglio, senza dovermi necessariamente scontrare con i desideri (o i capricci!) altrui.
La libertà che più mi manca è quella di poter stare al mio amatissimo pc senza il timore che qualcuno spii il mio desktop o che il rumore dei tasti schiacciati sulla tastiera infastidisca chi mi sta vicino.
Il mio desktop (non ho un portatile) ha la disgrazia (e purtroppo solo così poteva essere) di trovarsi nel salotto, stanza in cui si trova anche la televisione grande. Dietro la mia sedia c’è il divano.
La sera, quando mi siedo qui, desidererei avere tranquillità, libertà e privacy!
Se rimaniamo in sala io e mio padre (che però si mette sulla poltrona, luogo distante da me e soprattutto da là non può vedere nulla), la convivenza è perfetta! Ognuno pensa agli affari suoi e la serata volge tranquilla e serena.
Se nella stanza viene mia madre, inizia col sedersi sul divano. E, oltre al commentare i servizi di Striscia la Notizia (quando capita – potete immaginare, io a volte scappo per non vedere i servizi sugli animali maltrattati, perchè non ce la faccio… e invece… – ) rivolgendosi verso di me che magari sono impegnata in altro, usa voltare la testa verso il mio schermo, di tanto in tanto.
Ora, ok che mi dice che non riesce a leggere e non gliene frega nulla di ciò che faccio, ma più di una volta l’ho beccata in flagrante, tanto che quando sta lei qui non posso fare a meno di voltarmi io, con nonchalance, per verificare se mi stia guardando o no.
Se sta mia sorella, il mio problema è la tastiera che le dà fastidio.
Se stanno mia sorella e mia madre insieme, è un disastro. Io non posso scrivere, devo stare attenta a quello che faccio (niente di male, ma mi dà fastidio che mi spiino mentre mi faccio gli affari miei, quando io non vado a rompere le scatole a nessuno) e se guardo una puntata di un telefilm devo mettere gli auricolari a livelli esagerati perchè la tv sta a volumi al di là della mia normale tollerabilità.

Il mio momento di privacy, libertà, tranquillità, vorrebbe essere quello serale, quando mi impongo di non farmi venire pensieri di sorta, nella speranza di passare il tempo con leggere amenità.
Gli altri miei familiari magari hanno altri momenti, che evidentemente non corrispondono al mio (mia sorella, ad esempio, talvolta si chiude nello studio durante il pomeriggio, e guai a entrare anche solo per prendere qualcosa), e anche i luoghi in cui si appartano sono diversi dal mio.

E così mi trovo che arrivo ad orari come quello di adesso, le 00:51, in cui finalmente sono sola, ma assonnata e rassegnata a mia madre che domattina mi dirà “Sei andata a letto tardi ieri sera”, a cui seguirà il mio “Sì, perchè finalmente avevo pace per stare un po’ da sola”.

E a quest’ora non è tempo nè di scrivere nè di pensare (anche se so già che quando andrò a letto mi verranno “mille mila” ispirazioni).

Buonanotte e buona privacy a tutti voi.

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11 thoughts on “Privacy: una chimera in casa mia

      • Non sono d’accordo. Io pensavo che normalità fosse “adeguamento alla massa”.
        Questo secondo il pensiero comune….
        La mia opinione di normalità è più tipo “tutto ciò che non genera scalpore, impressione, attenzione degna di nota…”

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      • Infatti portano dalla stessa parte. Adeguarsi alla massa (intesa come abitudini e priorita in famiglia) è ciò che rientra nella normalità. Se poi quel che fai non viene considerato come importante ecco che viene notato e giudicato… Una ragazza disse a sua madre di voler andare alla fiera del libro. La madre le rispose: “E cosa ci vai a fare? Ci sono solo libri.”
        In questo caso la normalità è il libro inteso come studio, obbligo e costruzione di vita, mentre l’anormalità è il libro visto come divertimento e passione. Quest’ultima infatti non rientra nel pensiero di quella madre, quindi giudicato anormale…

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      • Certo che il mondo è strano… (forse intendo anormale?).
        Se l’anormalità può allora intendersi con la diversità rispetto al pensiero comune, beh… sono felice di rientrarci!
        Quello che è certo è che esistono dei parametri di normalità a livello di opinione pubblica, che forse sono i più condivisi anche a livello personale, e quelli più specifici di ognuno, che forse sono diversi solo nelle persone diverse…
        Oddio che giochi di parole…!

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      • Non c’è una regola fissa per identificare ciò che è normale e ciò che non lo è. Sei anormale nel momento in cui vai contro l’indirizzo precedente e della maggioranza. Che sia essa un gruppo ristretto o l’intera massa, a prescindere dalle persone e dai fatti…

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